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Emorroidi e IVC

Emorroidi e Insufficienza Venosa


Quando si parla di insufficienza venosa non ci si riferisce soltanto alle gambe come unica zona soggetta al problema. L'insufficienza venosa è una condizione anomala in cui il sangue, dagli arti inferiori, risale con difficoltà provocando gonfiore e dilatazione delle vene delle gambe.

Tale criticità può estendersi anche al plesso emorroidario. Le emorroidi, infatti, rappresentano una forma di IVC localizzata in una zona ben precisa: la parte terminale del retto. La presenza delle emorroidi in un individuo è un indicatore della condizione generale del sistema venoso, e rientra in un quadro di insufficienza venosa in cui risultano spesso presenti altre manifestazioni come varicocele e varici negli arti inferiori.
 

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Le Cause


Diversi sono i fattori scatenanti che causano le emorroidi e sono per la maggior parte riconducibili ad un aumento della pressione addominale che si ripercuote sul plesso emorroidario unitamente ad una debolezza strutturale congenita delle vene di quest'area che tendono a distendersi sotto l'effetto delle pressione sanguigna. Quest'ultima può agire sulle pareti dei vasi per brevi periodi oppure per lungo tempo quando si verificano condizioni che non si risolvono nel breve periodo come obesità, stitichezza e gravidanza. Le emorroidi possono essere anche causate da un tumore o da malattie cardiache che provocano un rallentamento della circolazione. A soffrirne sono più spesso gli uomini che le donne. Tra coloro che soffrono di emorroidi, alcuni portano avanti la malattia fino alle fasi più gravi, risolvibili con l'intervento chirurgico, altri, invece, manifestano il problema sporadicamente, in tutti quei casi in cui la malattia regredisce in maniera del tutto spontanea.

L'alimentazione gioca un ruolo molto importante nella prevenzione della patologia emorroidaria: pasti irregolari, alcool, cibi piccanti e speziati, cioccolata, sono tutti alimenti che possono provocare stitichezza e conseguente difficoltà durante l'evacuazione. Ciò provoca un aumento della pressione a carico delle vene dell'ultima porzione del retto che, sollecitate, aumentano di volume uscendo dalla loro sede.

Esistono quattro gradi che identificano le emorroidi:
  • emorroidi interne;
  • emorroidi interne che iniziano ad affacciarsi;
  • emorroidi esterne che possono essere reintrodotte (in alcuni casi il paziente lo fa da solo);
  • emorroidi esterne che non possono essere reintrodotte e sono associate alla presenza di muco.
Il dolore legato alla presenza delle emorroidi è dovuto allo strozzamento emorroidario. Si tratta di una trombosi vascolare, la vena si chiude ostacolando la circolazione sanguigna provocando una aumento di pressione sui cuscinetti. Il dolore, in questa situazione, è al suo apice ed è necessario l'intervento chirurgico per far fuoriuscire il coagulo e riattivare la circolazione.

I Sintomi


Il dolore, durante l'evacuazione o quando si sta seduti, è tra i sintomi più frequenti associati alla patologia emorroidaria. A volte si verificano delle perdite di sangue rosso vivo, a prescindere dalla defecazione. I principali sintomi provocati dalle emorroidi sono:
  • pressione nella regione anale
  • prurito e irritazione
  • dolore
  • sanguinamento rettale
In caso di presenza di uno o più di questi sintomi sarebbe opportuno consultare un medico specialista ed evitare terapie di tipo domestico di dubbia efficacia.

Cura e Trattamento


Riconoscere subito i primi segnali della patologia emorroidaria è molto importante ai fini di una efficace risoluzione del problema. Una dieta regolare e ricca di fibre contro la stitichezza e l'igiene quotidiana con bagni freddi, sono i primi rimedi per alleviare i fastidi legati alle patologie emorroidarie. Anche l'applicazione locale di unguenti e pomate risulta efficace negli stadi iniziali della patologia, agendo sul volume delle emorroidi.

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Dal secondo e terzo grado in poi è opportuno procedere per via chirurgica, con la rimozione delle emorroidi più voluminose ed estese e con la legatura elastica dei vasi a monte della parete scissa. Anche la cauterizzazione risulta efficace e, in molti casi, risolutiva.

La laserterapia (fasci di luce) e la crioterapia (cura con il freddo) sono altri sistemi altrettanto validi. Nelle forme croniche (terzo e quarto grado) l'approccio chirurgico resta quello più risolutivo ed evita anche fastidiose recidive. Negli anni la chirurgia ha fatto passi avanti e anche le tipologie di intervento sono meno dolorose e consentono una ripresa più rapida rispetto al passato.

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